Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

La crescita dell’e-commerce tra evoluzione tecnologica e pandemia

L’e-commerce è lo scambio di beni e servizi prodotto grazie all’utilizzo di canali digitali.  Prevede due livelli: nel primo il bene digitale viene reso disponibile online (es: un brano musicale, un software, un biglietto aereo), nel secondo il bene viene spedito all’acquirente.

La sua nascita è collocabile nell’ultimo decennio del XX° secolo. 

Tra i primi pionieri troviamo due americani: Jeff Bezos, fondatore di Amazon (inizialmente chiamato Cadabra) e Pierre Omidyar, fondatore di eBay. In Italia, nel 1996, il primo esperimento viene condotto da Olivetti Telemedia con il marketplace Cybermercato. 

A partire da questi primi passi la crescita è progressiva e influenzata da due fenomeni internazionali: la diffusione degli smartphone, i lockdown legati alla pandemia di Covid19.

Il primo rush è correlato alla diffusione di smartphone capaci di navigare online.

Tra il 2005 e il 2006 vengono lanciati i primi smartphone con connessione wifi; tra questi si distingue il Blackberry 7270, dotato di wifi e Voip, scherzosamente chiamato crackberry per la sua capacità di attrarre i consumatori (soprattutto americani). Nel 2007 Steve Jobs presenta il primo iPhone, che permette di navigare facilmente online. Nel 2011 viene introdotta la tecnologia 4G, capace di garantire una connessione mobile veloce e stabile. 

Da quel momento la crescita degli accessi online è stata progressiva. Nel giro di pochi anni tutti i consumatori italiani si sono trovati infatti nella possibilità di navigare online e di accedere all’e-commerce.

La crescita dell’e-commerce sembra così inarrestabile: secondo i dati della ricerca Ecommerce Italia (Ecommerce Italia 2023, Casaleggio Associati, 2023), si passa da un fatturato di tre miliardi di euro nel 2006 ai 48 miliardi di euro nel 2019. Terminato l’entusiasmo iniziale, la crescita delle vendite online si stabilizza, fino a registrare una decrescita del -1% tra il fatturato 2019 e quello 2020. 

Con il Covid lo scenario muta repentinamente. 

Nel 2020 una serie di lockdown determinano la chiusura o l’accesso contingentato a diverse tipologie di esercizi commerciali (ricordiamo bene le lunghe code fuori dai supermercati o dalle farmacie – n.d.r.). Nonostante le problematiche iniziali, legate ad una domanda imprevista, gli store online riprendono così la propria crescita in termini di visite e fatturato, raggiungendo in poco tempo delle quote decisamente significative.

Secondo i dati di SemRush, dal 2019 al 2023 Carrefour incrementa le proprie visite del +32%, Esselunga del +82%, Farmaè del +8%, eFarma del +27% e Douglas del +16%.

Dal 2021 gli store online riprendono vigore, confrontandosi con un’offerta crescente e con le esigenze di un consumatore costantemente connesso. Da quel momento gli imprenditori del digitale hanno iniziato a cercare fondi e partnership per migliorare la propria presenza online, provando a migliorare i processi e l’esperienza d’acquisto.

Ma quale sarà il prossimo trampolino per le vendite online? 

I consumatori si avvicineranno per necessità o spinti dall’interesse per una serie di servizi non presenti presso i punti vendita fisici?

Il 2024 sarà un anno fondamentale per capire se il consumatore italiano è realmente interessato a sfruttare le vendite online o se, eccessivamente attaccato ai processi tradizionali, continuerà a preferire i punti vendita fisici.

Iscriviti alla nostra newsletter

×